Grande Mare Blog

Perché il mare è senza confini. Sito ufficiale del Grande Mare Group
domenica, ottobre 28, 2007

 FORSE APPARTENGO A UN'ALTRA TRIBU'

GUARDANDO QUESTO VIDEO MI RENDO CONTO DI TANTE COSE E SOPRATTUTTO

 DI QUANTO POCO SPAZIO HO INTORNO ...  

I MIEI ORIZZONTI  SONO SEMPRE  PIU' LONTANI OGGI ...

 MA ... UN GIORNO ANCHE IO FARO' PARTE DI QUELLA TRIBU'

VIVERE LIBERO

postato da sandrotalenti alle ore 13:02 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, ottobre 27, 2007

Se vuoi costruire una nave,

non radunare gli uomini

per procurare il legno
e preparare attrezzi,

e non assegnare compiti,
ma insegna agli uomini
 
la nostalgia dell'oceano infinito

[ A. De Saint-Exupèry ]
postato da sciac alle ore 12:43 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, ottobre 25, 2007

Prodi Levi.... ma va là! Il vento della comunità internettiana vi spazzerà via!

Splinder (25/10/2007) Diciamo NO alla legge Prodi- Levi vuole tassare i blog ed equipararli alle testate giornalistiche, nel tentativo di limitare la libera espressione! Azione Giovani dice NO all'interdizione della libera espressione personale!! Firma la petizione on-line promossa dal blog www.agsalento.ilcannocchiale.it, della Federazione Azione Giovani di Lecce. Questa petizione, verrà resa nota attraverso Leggi ancora...
postato da ecoritmi alle ore 15:10 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, ottobre 01, 2007

L'ultima volta che andai per mare.

Dedicato a Willa.

 

Sedetevi, prendete un bicchiere di vino.

Oggi vi racconto una storia.

Oggi che fuori il mare ringhia, che le onde mordono il cielo. Oggi le barche stanno in porto, eh? Oggi noi siamo uguali. E chi è rimasto intrappolato nella burrasca sta a poppa della barca, a buttare briciole di pane alle streghe delle onde.

Ma noi ce ne stiamo qui al bar. Pescatori di banchina. E chi sta in mare, peggio per lui, acqua e freddo nelle ossa.

 

Oggi vi racconto una storia.

Sono passati quasi tre anni. Ero uscito all’alba col gozzo, come al solito, ed ero andato a calare le reti su una secca che conoscevo (ormai ve lo posso dire, non è più un segreto. La secca la trovate a mezz’ora dall’uscita dal porto, dritto a nord).

C’era alta pressione, una bella brezza di terra, era l’inizio dell’autunno. Il sole era tiepido e non bollente. Un vero piacere, uagliò. Avevo calato le reti ed avevo un po’ di sonno. Così mi misi al sole, spensi il motore, tirai dentro i remi, e mi stesi nel gozzo. Avevo calato qualche amo a bolentino e pensavo un po’ a tutto un po’ a niente.

Ad un certo punto, sentii una beccata: un piccola cagnes all’amo. Mentre la tiravo su, vidi come un tronco lontano, che però galleggiava muovendosi contro corrente. Allora presi i remi e cominciai ad avvicinarmi: era una cosa strana, come un tronco con un’ombra sotto.

Vabbè, ve la faccio breve. Era una tartaruga con sotto un cerniotto. Il cerniotto se ne stava lì sotto a prendersi l’ombra e nuotava appresso alla tartaruga. Allora presi subito il guadino: un colpo veloce e presi la tartaruga. Il cerniotto, invece, se ne sgusciò e lo persi. Non che avessi pensato di riuscire a prendere un cerniotto solo col guadino, certo…

Tornai a ritirare le reti, erano piene piene di pesce. Quella sera me ne tornai a casa davvero contento: una bella cifra per il pesce ed una bella zuppa di tartaruga da mangiare il giorno dopo. Il guscio l’avrei appeso sulla finestra.

 

La zuppa me la mangiai bella calda, non vi dico, una delizia. Se non l’avete mai provata, non lo potete capire. Buona da leccarsi i baffi. Era sabato.

La domenica la passai a pulire il guscio e a fare lavoretti di casa; e lunedì ero di nuovo in mare come al solito. L’alta pressione teneva e il mare era bello calmo, già pregustavo un’altra bella pescata.

Anche stavolta calai le reti e poi misi gli ami a mare. Mi stavo per stendere al sole quando mi venne una voglia enorme di farmi un bagno. Ora, quando mai s’è visto un pescatore che prende e si butta a mare? Non avevo niente per asciugarmi, avrei bagnato tutti i vestiti e poi mi sarebbe restato il sale addosso e la sera avrei avuto freddo.

Mi spogliai e mi tuffai. E cominciai a immergermi giù, andai giù, giù, per un sacco di tempo, sino a quando, a un certo punto, mi finì il fiato. Allora cominciai a risalire, con un dolore al petto, mi mancava l’aria, mi sembrava che non ce l’avrei fatta a tornare su.

Arrivai su per un pelo. Respirai con la bocca aperta, non ce la facevo quasi più.

Salii in barca, mi buttai nel fondo, ero un po’ impressionato.

Quando tirai le reti, erano ancora più piene della volta prima. Una pescata favolosa. Avrei fatto un bel po’ di soldi.

 

Il giorno dopo ancora, la stessa cosa: vado a mare, calo le reti… e mi prende la stessa voglia di buttarmi in acqua. E mi ributto. E vado giù, giù, giù, sino a quando sento i polmoni che mi scoppiano. E invece di salire, avevo voglia di restare. Non capivo niente. Ad un certo punto, smisi di nuotare in giù e tornai a galla. L’aria mi mancava così tanto che mi venivano come dei singulti; un dolore mi aveva avvolto il torace, mi girava la testa. A quel punto, mi venne paura. Non capivo che cosa mi avesse preso. Tornai subito a ritirare le reti e me ne andai a casa, dove mi buttai sul letto senza pensare a nulla.

 

Quella notte feci un sogno strano.

Nella mia cucina c’era una donna esile, di spalle: alta, con i capelli lunghi e neri che sembravano fluttuare. Io, nel vederla, provai una strana sensazione: come se la conoscessi da sempre e volessi proteggerla. La donna, sentendomi arrivare, si voltò: era cieca. Aveva le iridi celeste chiaro come il mare, e le pupille velate, celesti anche loro, come un cielo annuvolato.

Anche se era cieca, sembrava vedermi e si muoveva nella cucina come se non le sfuggisse nulla. La circondava una sensazione di calma e pareva che potesse leggermi nei pensieri.

Io l’avrei abbracciata e difesa da tutto, ma allo stesso tempo la donna sembrava non aver bisogno di difese. Era uno strano paradosso. Esile e cieca, eppure emanava una forza incredibile, di origine ignota.

-Sono la tartaruga.

- …

Non riuscii a rispondere. Il mio corpo ebbe una scarica, come di paura.

- Quasi una settimana fa, mi hai catturata e mangiata. Ora sono una parte di te.

- …

- …Ma io voglio vivere. Voglio, almeno, vivere attraverso te. Voglio tornare a casa, nel mare. Voglio nuotare…

E sembrò guardarmi con i suoi occhi ciechi, mentre i capelli neri e lunghi continuavano a fluttuare, prendendo la forma delle onde di burrasca.

 

Quando mi svegliai era l’alba, come al solito. Avevo il sogno fisso nella mente, e non riuscivo a pensare ad altro.

Andai al porto, preparai il gozzo, guardai le reti, salii in barca.

Poi scesi, tornai a casa. E non uscii mai più.

 

Ho capito una cosa: se tornassi in mare, la tartaruga sarebbe più forte di me. Mi farebbe nuotare giù, sino a perdere il fiato. Lei vuole vivere, e io non voglio morire.

Vi guardo, ogni tanto, quando ve ne andate per mare, e quando tornate alla fine della giornata.

Allora vi invidio.

Ma oggi siamo uguali.

Oggi che la burrasca ci fa stare a casa, oggi siamo uguali.

Tutti pescatori in porto.

 

 

postato da ondafrangente alle ore 18:48 | link | commenti
categorie:

Chi sono

Blogger: sciac
Un seguace del pensiero filosofico di Luigi Malabrocca

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Commenti recenti

PattiChiari in Ciao ciao ciao da Le...

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte