Odissea nello spazio. Nella mia mente l'Odissea di Ulisse e lo spazio stellare sono indissolubilmente legati. Lo devo soprattutto a mio padre. Quando ero piccolo, sui cinque o sei anni, lui (che ha la quinta elementare) mi raccontava di Ulisse, dei suoi viaggi, degli esseri che incontrava. Probabilmente inventava. I nomi, soprattutto, mi colpivano: Penelope, Calypso, Polifemo, Telemaco, Antinoo... nomi strani, che a scuola non sentivo mai. Mio padre aveva, e ha tutt'ora, un bel modo di raccontare: enfatico, pomposo, "drammatico". Io e i mei cugini, nelle notti estive che passavamo al mare, stavamo ad ascoltarlo per ore. Un altro argomento di racconto preferito da mio padre era lo spazio. Naturalmente non sa niente di astronomia, e allora, per farci stare buoni, fantasticava: forse le stelle sono abitate, e c'è qualcuno che sfreccia lassù, magari su qualche tipo di strano aereo, sui dischi volanti... I miei cugini ed io gauardavamo il cielo nero pieno di stelle e fantasticavamo con lui. Ancora oggi sentire i nomi mitici delle costellazioni e delle singole stelle mi emoziona. E' in quei momenti a Cecina, sulla vecchia terrazza all'inizio della passeggiata, che Ulisse e lo spazio, nella mia testa, si sono legati.
Ulisse non l'ho più dimenticato. Nessuna storia è più affascinante della sua, nessun uomo è più umano di lui. Da lui è nata la mia passione per la mitologia greca e per il mondo classico, che ancora oggi mi porto dentro; da lui e dall'attrazione che su di me esercitavano le storie della mitologia greca (e i suoi nomi: Prometeo, Bellerefonte, Ares, Eracle...) e della classicità in generale. Non so spiegare bene... è una sensazione legata al mio essere mediterraneo, credo; al mio sentirmi mediterraneo. E' un po' come se le storie dei giganti e dei titani (Dio, solo i nomi mi mettono i brividi; ma voi ve lo immaginate un bambino che si sente raccontare di tutto questo, nelle notti d'estate, con il mare come sottofondo...) si fossero svolte sotto i miei occhi, nelle mie colline, sui miei fiumi, sul mio mare.
Tra tutti gli uomini e gli dei antichi, Ulisse è quello che riesco ad immaginarmi meglio. Me lo vedo proprio sotto gli occhi. I greci, gli etruschi, i romani... ricordo ancora lo sconforto che mi prendeva quando, alle elementari (ma anche alle medie e, forse, alle superiori) finivamo la storia antica e passavamo a quella medievale: per me era come se fosse finito un racconto, uno di quelli talmente familiari che sai già come vanno a finire, ma che li vuoi sentire lo stesso. Ulisse sono io, fin da bambino.
All'incirca nello stesso periodo, cioè nei primi anni '80, si poteva vedere un cartone animato franco/tedesco/giapponese intitolato Ulisse 31. Era l'Odissea trasportata nello spazio, con molto rispetto per l'originale. Vi lascio immaginare la mia gioia tutte le volte che le vedevo. Ulisse e lo spazio, il passato e il futuro, il Mediterraneo e lo spazio si univano. C'erano Circe, Calypso, i Lotofagi, Eolo: tutti trasportati tra stelle e astronavi. Questa cosa può far sorridere, ma per un bambino come ero io nel 1982 era una cosa tremendamente seria. E seria è rimasta anche ora che ho trent'anni. La potente capacità di scatenare la mia immaginazione da parte di quel cartone, di quegli ambienti e di quei personaggi è rimasta intatta. Credo che sia una commistione di cose a scatenare la mia fantasia. Penso ad Ulisse e mi viene in mente il mare, l'estate con il cielo nero pieno di stelle e mio padre che ci raccontava dell'Odissea, che mi porta automaticamente a pensare allo spazio, al futuro ma anche al passato, alle rovine archeologiche greche e romane e a quando ero bambino e vivevo un'esistenza davvero senza pensieri, che oggi posso solo sognare... nella mia mente è tutto legato. E' un mix di tenerezza, rimpianto, nostalgia. Nostalgia: io l'adoro; potrei stare giorni interi a consumarmi in lei. Qualcuno dice che la nostalgia è qualcosa di negativo, perchè ti lega al passato. Non sono d'accordo. La nostalgia è solo l'elastico della fionda. Più ti fai tirare da lei, e più andrai lontano.
Il mio amore per Kubrick è nato proprio da 2001: Odissea nello spazio. Anche qui i due elementi, il passato e il futuro, sono legati, e non solo nel titolo. Il film, naturalmente, è superfluo anche descriverlo. Va solo visto. Ricordo che lo guardai per la prima volta con mio cugino Luca (ancora lui), quando eravamo già grandini, quindici anni o giù di lì. Posso tranquillamente dire che da quel giorno il mio modo "visivo" di immaginare è cambiato. Da lì ha preso una ben precisa direzione. Odissea nello spazio è, dal punto di vista dell'immagine, il mio punto di riferimento per quanto riguarda la fantasia visiva, il termine di paragone con il quale confrontare qualsiasi altra figura si formi nella mia mente. E, anche quella volta, Ulisse c'era.
Quest'anno mi sono nuovamente studiato la Divina Commedia per l'esame di letteratura italiana. Ulisse è anche lì. Che la sua figura sia dipinta da Dante in maniera struggente e sublime non occorre certo che lo dica io. So solo che quando mi capita di fare brutti pensieri (e mi capita spesso), con l'mmaginazione vado a cercare Ulisse, quello che rappresenta e il modo in cui anche Dante lo ha immaginato; allora mi calmo, e penso che in qualsiasi posto terribile io sia o sia destinato ad andare, lui c'è passato prima di me, e lo ha superato per raccontarmelo.