SUD EST
Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia

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Cari amici vicini e lontani,
dalla prossima settimana sarà nelle librerie italiche (oppure bisognerà, eventualmente, ordinarlo) il mio libro < SUD. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia >, edito da Palomar, con prefazione del sociologo Franco Cassano.
Qui sotto ci sono la scheda e la prefazione.
Il libro dalla prossima settimana si potrà acquistare anche attraverso il sito della casa editrice ( http://www.edizioni-palomar.it/ ) e nelle librerie on line, come http://www.internetbookshop.it/ .
EDIZIONI PALMAR
di Alternative srl
COLLANA: altreStorie
TITOLO: SUD EST – Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia
con prefazione di Franco Cassano
AUTORE: Marco Brando
PREZZO: € 14,00
PAGG.: 176
ISBN: 88-7600-169-7
IL LIBRO: SUD EST nasce da un'inchiesta giornalistica condotta sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno», dorso di cronaca pugliese distribuito col «Corriere della Sera», nel corso delle estati 2004 e 2005.
Lo scopo è quello di descrivere e raccontare - con spirito critico e una buona dose di ironia - luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi.
Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo «dentro» la Puglia, attraversata da sud a nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due «fuori rotta»: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta; un viaggio attraverso gli scenari incantevoli percorsi dalle Ferrovie Sud-Est.
Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione così bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te».
L’AUTORE: Marco Brando è nato a Genova Sampierdarena nel febbraio del 1958 e ha un albero genealogico piuttosto variegato.
Dal 1982 ha cominciato a scrivere per «L’Unità» come corrispondente da Pavia; per poi lavorare nella redazione di Milano del quotidiano, prima come redattore e poi come inviato, fino al 1998 (con un biennio di parentesi a Roma), dedicandosi soprattutto alla cronaca giudiziaria e in particolare all’inchiesta «Mani pulite».
Dopo un’esperienza nelle vesti di autore del programma «Film Dossier - Linea d’ombra» a Mediaset e dopo un anno e mezzo di lavoro per «Tv Sorrisi e Canzoni», dal novembre 2000 fa il giornalista a Bari nella redazione del «Corriere del Mezzogiorno» dove, tra l’altro, risponde ai lettori nella pagina «Lettere - La voce del cittadino».
Via Nicolai, 47 – 70122 Bari
Tel.: 080/5227262 – Fax 080/5227250
e-mail: palomar@alternativesrl.191.it
P.I. 05372730720
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PREFAZIONE
di Franco Cassano
L’eterna incompiuta
Ormai da decenni la Puglia è sospesa nel limbo.
Di essa nel mondo e in Italia si alternano due immagini,
quella ottimistica e speranzosa della «California
del sud» e quella opposta, di una Puglia risucchiata
dalle sue deficienze e patologie. E questa continua
oscillazione tiene in sospeso una terra che sembra
sempre sul punto di decollare e di accentuare la sua
differenza rispetto al Mezzogiorno, ma è costretta,
dopo qualche ebbrezza, ad accorgersi che le sue ali
sono fragili o bruciate; e sente ritornare il peso di vecchi
incubi, la disoccupazione, l’esodo dei giovani più
capaci, il peso crescente della malavita, eccetera.
Questo continuo stop and go sembra un destino invalicabile,
un limbo nel quale la Puglia è condannata a
rimanere per sempre, rifluendo nel ruolo di eterna
incompiuta: da un lato essa è troppo diversa dallo stereotipo
dominante di un Sud fermo e addormentato,
dall’altro il suo dinamismo è pieno di false partenze, e
ogni volta dopo uno scatto bruciante, arriva l’affanno.
Quest’alternanza continua non è solo una successione
nel tempo di euforie e delusioni, ma, come testimonia
il libro di viaggio di Marco Brando, è una dissonanza
che si incontra anche nello spazio, perché
capita di ritrovare entrambe le facce a pochi metri o
chilometri di distanza l’una dall’altra. Il cemento
bracca continuamente la bellezza, e non appena la
decenza e la legge guardano altrove (e capita troppo
spesso), la degrada e la deturpa: le cabine sulla spiag-
gia diventano case, avviando quella spirale dei condoni
che ha saldato piccoli e grandi interessi, società
«incivile» e politica in un blocco sociale tanto vorace
quanto resistente. Ma accanto all’affollamento distruttivo
esistono ancora «bellezze da sogno ignorate»;
oppure capita di scoprire che la tutela del Gargano, la
sua sottrazione alla ferocia cementizia, la si deve non
solo a un ente preposto alla tutela dell’ambiente, ma
moltissimo all’Eni, che a prima vista sembrerebbe il
suo peggior nemico. E il libro è pieno di scoperte
come queste, di accostamenti sorprendenti.
Brando viene dal Nord ed è arrivato in Puglia per
ragioni di lavoro. Questo viaggio nasce dal desiderio
di conoscere un territorio sconosciuto, di guardare da
vicino i luoghi e le persone di cui ogni giorno si parla
sulle colonne del giornale. I suoi resoconti ripropongono,
nelle descrizioni e negli stati d’animo del viaggiatore,
questa alternanza continua tra le promesse e
le delusioni, la scoperta della ricchezza insospettata
delle storie, della bellezza dei luoghi, dell’intraprendenza
delle persone e la delusione per le diserzioni
dello spirito pubblico, per un assalto alle coste e al
mare, che diventa l’inquietante metafora del rapporto
con il bene pubblico e dell’assalto particolaristico alle
istituzioni.
Nel libro, che volutamente trascura le grandi città
per attraversare la Puglia minore, questo alternarsi di
emozioni e di scoperte non fa che accentuare la rabbia.
Non si è di fronte a una stasi che uccide lo spirito,
recidendo la speranza, ma neanche a un dinamismo
stabile, che permette di distogliere lo sguardo,
sicuri che poi tutto continui a funzionare per il
meglio. La Puglia che Brando attraversa, in questi
anni diventata nota nel mondo, è la Puglia del Salento,
della Valle d’Itria, del Gargano oppure è la Puglia più
riposta della Murgia e dell’Appennino. Ma anche in
questa nuova immagine, che, tramite i nuovi strumenti
di comunicazione, rende noti nel mondo i nostri
luoghi e attira i turisti, torna a riproporsi, come una
condanna, l’oscillazione. La riscoperta dei luoghi, del
territorio e della tradizione è un nuovo punto di partenza
oppure una ritirata, la ricerca di un piccolo
lucro alle spalle di un mondo che ci sorpassa e ci sfugge?
È l’inizio di un nuovo equilibrio tra modernità e
tradizione oppure è un chiudersi nel piccolo cabotaggio,
nello sfruttamento feroce del territorio, una vendita
all’incanto senza pudore e misura?
Ovviamente Brando non si propone di rispondere
a questa domanda, e il suo libro, molto saggiamente,
si fa prendere dal ritmo della scoperta, della meraviglia,
della cronaca, delle osservazioni di chi è solo di
passaggio, e per questo è più sereno sia nei riconoscimenti
che nelle critiche. Ma sembra anch’esso alla
fine suggerire una morale ai pugliesi: possedete una
terra bella e varia, ricca di caratteri e di lingue, di
chiese e di mari diversi, in una posizione di collegamento
che si respira anche soltanto ripercorrendone
la storia. Non fatevela sfuggire dalle mani, sfruttatela,
ma con saggezza e gentilezza, non ripiegate sul piccolo
cabotaggio, che vi fa rimanere sotto costa, osate un
po’ di più. Lo scetticismo non è realismo o prudenza,
ma solo mediocrità e paura di volare. Se rinunzierete
a rischiare, rimarrete sempre a metà strada, eterni
incompiuti, che continuano a oscillare tra grandi racconti
ed epiloghi di terz’ordine.
S'appoggia curiosa
sul pergolato
la luna.
sbircia
nelle parole che sbuccio
per idratare i miei sogni
di Te, Signore.
I tuoi occhi gialli mi fissano
ma mi è nascosto il tuo volto
e non so
se sei deluso, crucciato
arrabbiato... o solo
stai sorridendo
al Tuo piccolo figlio
che siede talvolta già stanco
alle pendici del monte.
Che strano ritrovarsi oggi a parlare dell’amore. Con un libro chiuso nella mano, l’ultima pagina voltata a fatica, dopo aver letto le parole finali. Cercando un posto nello scaffale, con quella sensazione di essere insoddisfatti, come se veramente il finale non fosse quello, come se fosse stato strappato via. Che strano ritrovarsi a parlare dell’amore e volerlo fare in modo esplicito, sciogliendo la maschera di questo blog, che è sempre stato, sin dall’inizio, un grido, un’implorazione al cielo cupo di veder approdare qui una barca di carta. Quella barca di carta. Che bello parlare dell’amore, perché oggi non voglio vergognarmene. Io so combattere, so che non basta a rendermi felice, ma basta a tenermi in piedi. Che dolce parlare dell’amore, di quell’amore piccolo, con la “a” minuscola, che posa le sue labbra sulle mie e poi mi chiede “ma chi sei?”, che se ne frega di tutto quello che sta intorno, che se ne frega di tutto il mondo. Perché il mondo parte da quel bacio e tutto può essere diverso oltre la soglia di quel bacio. Che giusto ritrovarsi oggi a parlare dell’amore, perché non imparerò ad odiarlo per dimenticare. Preferisco travisare la realtà e pensare che una felicità più grande, più piena e davvero invincibile, l’abbia portato lontano.
La mia più grande illusione è che le mie parole possano entrare nell’anima delle persone. Che possano trasformarsi in un alito di vento caldo, capace di riaccendere un fuoco. Non è così, eppure continuo a scrivere, a preparare barche di carta e a scrutare l’orizzonte. Mi raggomitolo nei miei pensieri confusi, mentre la brezza ghiacciata passa attraverso il posto vuoto accanto a me.
Che triste ritrovarsi oggi a parlare dell’amore, parlarne da soli, come se dall’altra parte dello schermo di questo pc qualcuno versasse una lacrima sincera leggendomi. Che pazzia ritrovarmi oggi a parlare dell’amore e riempire di sogni le mie barche in partenza, raccontando loro un’altra bugia.
“Seguite quelle stelle fino all’orizzonte. Là troverete una ragazza che vi sorriderà perché siete buffe, vi raccoglierà perché siete semplici, vi conserverà perché siete coraggiose, vi amerà perché ha sempre aspettato solo voi”.